| L'INTEGRAZIONE POSSIBILE IN CLASSE |
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L'inclusione è tra le caratteristiche dell'apprendimento cooperativo quella che maggiormente diviene utile per i soggetti con difficoltà di apprendimento. E' importante la continuità, nel tempo e nella didattica.
L'inclusione è uno tra gli effetti maggiormente visibili nel lavoro con i diversamente abili. a cura di Daniela Pavan e Alda Daminato Un anno di integrazione non si può raccontare, fa parte dei vissuti, dell'esperienza, del sentire quotidiano gomito a gomito con i ragazzi, ma noi ci proveremo poiché ci piacerebbe che questo percorso fosse reiterabile, per quanto sappiamo che le relazioni sono un cocktail sempre difficile da riprodurre. L'esperienza didattica che proponiamo si è imperniata sul costruire assieme agli alunni un contesto scolastico, che centrasse l'attenzione su quello che il soggetto " può fare", e non su quanto "non può fare", offrendogli così alternative adeguate ai suoi modi e ai suoi tempi, ai modi e ai tempi di ognuno nella classe. Come insegnanti siamo convinti che intervenire sulla dinamica dei rapporti di classe, stimolando gli allievi a collaborare tra loro faciliti la comprensione propria e della realtà. Nell'apprendimento per scoperta l'insegnante, mediante la verbalizzazione dei processi educativi, stimola negli alunni lo sviluppo di abilità di autoregolazione, quali il monitoraggio e la riflessione. Si favorisce in tal modo un apprendimento più duraturo, mediante l'elaborazione approfondita dell'informazione e lo sviluppo di una migliore comprensione concettuale. Tale complessa integrazione di obiettivi di apprendimento richiede che l'insegnante focalizzi la sua attenzione sui predittori motivazionali intrinseci e, fra questi, soprattutto, sull'impegno finalizzato a una maggiore comprensione e analisi dei problemi. E' in questa fase che si crea quella rete dei rapporti interpersonali e di conoscenza, che rende possibile la successiva applicazione delle strategie di apprendimento, in particolare quella dell'apprendimento cooperativo. Questo lavoro sulla rete interpersonale non regge, tuttavia, senza il supporto dell'individualizzazione, che prepara e permette la partecipazione alla vita sociale. Socializzare è, infatti, un processo lento e dinamico, fondato sulla progressiva promozione anche dello svantaggiato, attraverso approcci e progetti individualizzati e integrati. Socializzazione e individualizzazione sono, insomma, due processi complementari, che riteniamo debbano essere vissuti insieme in un contesto che si caratterizza per la sua qualità. 1. PRESENTAZIONE DELLA CLASSE La classe in cui sono inseriti i due alunni è composta da diciotto alunni, di cui sei femmine e dodici maschi. Il modulo didattico, strutturato in 40 ore settimanali, prevede l'entrata a scuola alle ore 8ºº e l'uscita alle ore 16º°, tranne il sabato, in cui l'orario scolastico termina alle ore 13°°. Il problema più evidente é la notevole differenza interindividuale. Ognuno é un'isola, diversa dall'altra. C'é X., alunno diagnosticato come epilettico con crisi di assenza e flash di presenza disarmante; c'é Y. con ritardo medio nell'apprendimento che sventola la mano ogni volta che, con 15 minuti di ritardo sui tempi normali, vuole chiedere una cosa che non ha capito; c'é Z. ragazzino diabetico che, ad 11 anni, con costanza e autocontrollo incredibile ogni giorno alle 12,55 si va a fare da solo l'insulina, c'é V. ex ripetente, orfano di padre che l'altro giorno mi ha chiesto di uscire per una questione di vita o di morte: "Dar da bere al Tamagochi che non può lasciare a casa altrimenti nessuno lo cura, perché é solo"; c'é T. figlio di genitori separati, intelligente e intuitivo, ma purtroppo pensa di essere il solo da ascoltare nella classe, c'é S. che pensa di essere continuamente in un film di fantascienza e si muove con le stesse mosse dei supereroi; c'é R. testimone di Geova che é riuscito a disegnare la sua famiglia solo dentro alla struttura della casa o dell'automobile perché "erano solide e fisse" e che si porta ogni giorno dal mese di marzo la borsa con la Bibbia e con gli strumenti del Testimone; ci sono M. e P. che sono gemelli , N. ha di certo l'arte del raggiro e del commercio; c'é O. la cui materia preferita é la religione cattolica e i comandamenti e il suo hobby é suonare l'organo in chiesa; c'é Q.. che per tutti i primi 15 giorni mi ha chiesto dei colloqui in cui ha pianto perché la mamma non lo accompagnava più a scuola come alle elementari e che in un tema ha scritto che il modo migliore di vivere é morire; c'é L., un divergente incompreso perché ancora le sue intuizioni sono sconclusionate e disorganizzate; c'é I.., silenziosa e timida quanto creativa e agile a livello espressivo e corporeo; c'é G., che gioca, pensa, si muove come un maschio, ripetente, che forse ha fatto a pugni con la sua identità sessuale; c'é F., iperattivo e mago dei suoni e delle imitazioni sonore; infine ci sono le uniche tre persone "normali" della classe: tre mosche bianche in questo contesto. Ma forse - ci si chiede - esiste la normalità? e chi la decide? O non é piuttosto una condizione che sentiamo dentro quando siamo inseriti in un contesto accettante? Forse siamo proprio noi a dettare le leggi della normalità e della deviazione dalla norma e con questa consapevolezza ci siamo dedicati a progettare gli interventi educativi e didattici per una classe così particolare. Gli obiettivi sono stati quelli di amalgamare questo nucleo così eterogeneo e favorire la crescita di leader positivi tra le persone più riflessive che, associate agli "intelligenti ma impossibili da contenere", avrebbero potuto limitare i loro eccessi. Dal punto di vista disciplinare, la classe si è presentata vivace talvolta incontenibile, impulsiva e litigiosa. Nei mesi di gennaio, febbraio, forti sono state le tensioni legate alle personali reazioni di intolleranza alla diversità |