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Cos’è il Problem Based Learning – Apprendimento Basato sul Problema

PBL-problema-basato-su-apprendimentodi Patrizio Vignola

Premessa

Alla fine degli anni sessanta dello scorso secolo, presso la scuola di medicina dell’Università di McMaster, nello stato dell’Ontario, in Canada, Howard S. Barrows e Robyn M. Tamblyn hanno introdotto, un nuova tecnica d’apprendimento: il Problem-Based Learning.

L’Apprendimento Basato sul Problema pone agli studenti un problema da affrontare al fine di porli nella condizione di costruire soluzioni originali. A tale scopo dovranno analizzarne gli elementi, ideare e selezionare le migliori ipotesi di soluzione, acquisire nuove conoscenze nel corso di attività collaborative, organizzarle, produrre una risposta al problema iniziale ed al termine di ciò, riflettere sul percorso compiuto.

La caratteristica distintiva di questo approccio risiede dunque nel proporre una modalità operativa attiva centrata sugli studenti e sul processo, piuttosto che sul docente e sul prodotto. L’adozione di una tale modalità consente agli studenti inoltre, di attivare forme di pensiero divergente, quali l’intuizione e l’invenzione situate ai livelli più alti della tassonomia degli obiettivi cognitivi di Bloom (I) .

Allo stesso tempo richiede però di acquisire ed esercitare anche le forme di pensiero situate ai livelli iniziali ed intermedi della stessa tassonomia, come la conoscenza, la comprensione e l’applicazione.

Ma non solo, esso comporta inoltre l’espressione e la maturazione di abilità sociali. Queste, infatti, sono richieste per sostenere i percorsi d’apprendimento nei quali gli studenti sono chiamati ad impegnarsi.

L’ambito privilegiato d’espressione delle abilità sociali all’interno della struttura dell’Apprendimento Basato sul Problema è costituito dai piccoli gruppi collaborativi nei quali gli studenti sono chiamati a lavorare. Ogni studente assume un ruolo all’interno di essi, in base al principio della leadership distribuita. I ruoli però, sono periodicamente ruotati, in modo da offrire ad ognuno la possibilità di maturare le competenze ad esso associate.

I FONDAMENTI DEL PROBLEM BASED LEARNING – APPRENDIMENTO BASATO SUL PROBLEMA

Considerata la varietà delle metodologie didattiche oggi a disposizione degli insegnanti e delle loro classi, appare utile analizzare alcune caratteristiche peculiari dell’Apprendimento Basato sul Problema, in modo che possa essere riportato all’interno di un contesto metodologico di riferimento.

In ragione di alcune sue caratteristiche peculiari l’Apprendimento Basato sul Problema rientra nel novero delle attività di matrice costruttivista.

Una prima ragione a supporto di tale affermazione risiede nel coinvolgimento dello studente nelle attività di ricerca e analisi, ciò configura questo livello della sua attività come “costruttivismo interazionista (II)” poiché lo vede impegnato ad interagire con i dati provenienti dall’ambiente esterno.

Un secondo argomento a sostegno di tale considerazione è rinvenibile nel fatto che il PBL richiede allo studente l’espressione di abilità socio relazionali necessarie ad acquisire nuove conoscenze dalle interazioni interpersonali tra i soggetti a lui prossimi, tipicamente l’insegnante tutor ed il gruppo dei pari. Tale interazione è così rilevante da consentire di definire questa fase come “costruttivismo sociale” (III)

Ed infine, il terzo ed ultimo motivo che giustifica la collocazione del Problem Based Learning tra le modalità d’apprendimento di matrice costruttivista, è attestato dal suo individuare, come intenzione ultima del processo di apprendimento, la realizzazione di una nuova porzione di sapere, inteso come primo e più complesso fine dell’attività.

Si giunge così a definire il PBL come una delle tecniche didattiche proprie del “costruttivismo socioculturale” (IV) .

All’interno di tale cornice, la funzione dell’insegnante è di guidare e stimolare il processo di apprendimento degli studenti (V).

IL RUOLO DELL’INSEGNANTE TUTOR ALL’INTERNO DEL PERCORSO DI APPRENDIMENTO BASATO SUL PROBLEMA

I principali compiti dell’insegnante tutor sono: motivare lo studente sia nel corso della fase iniziale, sia nei successivi momenti, anche di difficoltà; distribuire consegne adeguate alla capacità di ogni singolo studente; orientare il percorso d’apprendimento degli studenti, sia nella fase iniziale, che in quelle successive di studio individuale strutturato anche in gruppi collaborativi; gestire l’emozione associata al raggiungimento degli obiettivi, sia in termini di esaltazione, che di depressione; misurare, valutare e comunicare gli esiti degli apprendimenti.

L’Apprendimento Basato sul Problema richiede infatti al tutor di affiancare gli studenti nel viaggio attraverso la risoluzione del problemae non di fornir soluzioni da riprodurre (VI).

IL RUOLO DEGLI STUDENTI

All’interno di questo approccio, agli studenti è perciò assegnato il ruolo di attori impegnati nella costruzione di interpretazioni del mondo, basate su esperienze e interazioni.

IL PBL ED IL PNSD

Sulla base di tali premesse è possibile ritener utile avviare attività di PBL all’interno del sistema scolastico italiano e, del resto, lo stesso Piano Nazionale Scuola Digitale richiama più volte l’opportunità di adottare nelle classi della scuola del primo ciclo una didattica per problemi (VII).

LA STRUTTURA OPERATIVA DI MODULO DI PROBLEM BASED LEARNING

Come si è scritto in apertura di questo contributo, nel modello tipico proposto dal PBL, il focus del problema non è costituito dalla sua soluzione, bensì dall’ideazione, progettazione e realizzazione del percorso finalizzato sia alla conoscenza dei suoi elementi costitutivi, che alla comprensione delle loro relazioni.

Tale percorso prevede alcuni passi, la loro definizione ed ordinamento sono tratti da The tutor in PBL (VIII).

• Identificare il problema
• Esplorare la preesistente conoscenza
• Generare ipotesi e possibili soluzioni
• Identificare i problemi di apprendimento
• Studio Autonomo
• Re-valutazione e applicazione delle nuove conoscenze alla soluzione del problema
• Valutazione e riflessione sull’apprendimento

In un prossimo articolo presenteremo una esperienza concreta di tale metodologia attiva per esemplificarne la realizzazione nella pratica didattica.

(I) M. Laeng a cura di Tassonomia degli obiettivi educativi, vol.i, Giunti-Lisciani, Teramo 1983, vol.ii, ivi 1984; vol.iii, ivi 1984.
(II) J. Piaget, La costruzione del reale nel bambino,Firenze, La Nuova Italia, 1979
(III) L. Vygotskij,1935, Pensiero e linguaggio, Roma-Bari, Laterza, 1990
(IV) J. S. Bruner, La cultura dell’educazione,Milano, Feltrinelli, 2015
(V) Cindy Hmelo-Silver, Howard S Barrows, . “Obiettivi e strategie di un facilitatore dell’apprendimento basato sui problemi”. Rivista interdisciplinare di apprendimento basato sui problemi, (maggio 2006) (https://doi.org/10.7771/1541-5015.1004 )
(VI) Edens, Kellah M. (2000). “Preparare i risolutori di problemi per il 21 ° secolo attraverso l’apprendimento basato sui problemi”. Insegnamento universitario . 48 (2): 55-60. https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/87567550009595813
(VII) Piano Nazionale Scuola Digitale http://www.istruzione.it/scuola_digitale/allegati/Materiali/pnsd-layout-30.10-WEB.pdf,
p. 42, 49, 71
(VIII) The tutor in PBL, http://www.fhs.mcmaster.ca/facdev/documents/tutorPBL.pdf

Bibliografia

M. Laeng a cura di Tassonomia degli obiettivi educativi, vol.I, Giunti-Lisciani, Teramo 1983, vol.II, ivi 1984; vol.III, ivi 1984.
Schmidt, Henk G; Rotgans, Jerome I; Yew, Elaine HJ (2011). “Il processo di apprendimento basato sui problemi: cosa funziona e perché”. Medical Education . 45 (8), (https://doHYPERLINK “https://doi.org/10.1111/j.1365-2923.2011.04035.x” i.org/10.1111/j.1365-2923.2011.04035.xBianca Maria Varisco, Costruttivismo socio-culturale: genesi filosofiche, sviluppi psico-pedagogici, applicazioni didattiche, Roma, Carrocci, 2002.
Henk G Schmidt, Sofie MM Loyens, Tamara Van Gog, Fred Paas, “L’apprendimento basato sui problemi è compatibile con l’architettura cognitiva umana: commenti su Kirschner, Sweller e Clark (2006)”. Psicologo educativo . Volume 42, maggio 2007.
https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/00461520701263350
L. Sasso, A. Lotti “Problem-based learning per le professioni sanitarie” Mc Graw-Hill, Milano 2007.

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